un metodo per insegnare ai bambini a gestire la rabbia

Il gioco della rabbia

 

La rabbia è un’emozione importante, che proviamo tutti. È scomoda, difficile da gestire, ma è fondamentale e non può essere eliminata

Quando un bambino prova una rabbia molto potente o esplosiva, quando ogni piccola frustrazione scatena l’ira, o quando invece la rabbia non viene mai manifestata, è bene intervenire per aiutarlo a riconoscere e a modulare meglio questa emozione.

Alcuni bambini, alcune volte, riescono a calmarsi grazie a un abbraccio, che è insieme contenimento e contatto, e permette di placare l’agitazione procurata dall’accesso di rabbia.

Ma l’abbraccio non sempre funziona.

E cosa meglio del gioco può essere efficace? Il gioco è l’attività principale per un bambino. Tutto ciò che fa, in un modo o in un altro, può essere ricondotto al gioco.

Non è un caso quindi che qualsiasi intervento educativo con i bambini si realizzi attraverso il gioco.

Io propongo il “gioco della rabbia”: è l’elaborazione di una tecnica della pedagogia clinica, capace di dare ai bambini un’immagine visiva della rabbia e di aiutarli a dare voce a questa emozione. Questo gioco permette ai bambini di vedere come può crescere la rabbia dentro di loro e come la rabbia possa esplodere oppure, se viene rilasciata in modo controllato, fluire via e trasformarsi.

È pensata per bambini dai tre anni in su.

È un gioco da fare insieme, genitore e bimbo, in un momento di calma, quando la tempesta della crisi di rabbia è passata ed il bambino e la mamma o il papà sono tranquilli ed hanno ritrovato la loro serenità.

Deve essere un momento senza fretta, senza ansia di finire presto, senza il pensiero di altre cose da fare. Se no non funziona!

Ecco quello che dovete fare.

Innanzi tutto procuratevi dei palloncini, magari sceglietene di rossi o di verdi, perché tradizionalmente sono questi i colori che vengono associati alla rabbia. L’importante è che siano facili da gonfiare

Poi presentate il gioco al bambino con parole che ne suscitino l’interesse e la curiosità. “Oggi facciamo un gioco nuovo! E’ il gioco dei palloncini della rabbia. Vediamo cosa succederà!” Conoscendo il vostro bambino troverete senz’altro le parole giuste.

E poi fategli prendere un palloncino e  dite: “Guarda cosa succede dentro di te, quando ti arrabbi” e cominciate a gonfiare. Ogni tanto interrompetevi mentre gonfiate, guardate il palloncino che si sta gonfiando e domandate: “La tua rabbia è così grande? A me è parsa più grande?” e continuate fino a che il fiato ve lo permette.  Quando il palloncino è bello gonfio lo chiudete con un nodo, in modo che l’aria non esca. E dite al bambino ad esempio: “Stamattina al supermercato, quando non ti ho comprato l’ovetto, tu eri pieno di rabbia proprio come questo palloncino è pieno d’aria”. Invece che al supermercato, l’episodio può essere avvenuto in casa o in auto o in altro luogo. L’importante è che facciate riferimento ad una crisi di rabbia avvenuta da poco; il bambino deve ricordarsela bene. Poi prendete uno stuzzicadenti, lo date al bambino, che con quello farà esplodere il palloncino.  In alternativa potete fargli calpestare il palloncino, fino a che questo non esploda. A questo punto chiedete a vostro figlio se ha avuto paura quando il palloncino è esploso e se il palloncino si può riparare. E poi “Ecco cosa è successo stamattina o ieri quando ti sei tanto arrabbiato. Hai rischiato di farti male e di fare male alla mamma (o a chi ti stava vicino)!”

A questo punto, prendete un altro palloncino e lo gonfiate senza legarlo, ma il bambino dovrà tenere stretta l’apertura con le dita.  Ditegli: “Fai uscire un po’ d’aria, solo poca e poi stringi di nuovo ed intanto io proverò a dirti perché eri così arrabbiato”. Sarete voi a mettervi nei panni di vostro figlio per dire quello che pensate che lui abbia provato durante la sua crisi, parlando come se foste lui. Ad esempio: “Tu eri arrabbiato perché la mamma non ti ascoltava! Tu  eri arrabbiato perché la mamma compra solo quello che vuole lei!” Il bambino lascia uscire un po’ d’aria dal palloncino e poi torna a stringere le dita e voi dite una frasetta. Si fa questo per alcune volte per dare voce alla rabbia del piccolo. E, nel mentre, chiedetegli: “Il palloncino sta diventando più piccolo?” “ Il palloncino può esplodere?”  ed alla fine: “Qual è il modo migliore di esprimere la tua rabbia? Quello del primo palloncino o del secondo?”

Ascoltate quello che il vostro bambino vi dirà e poi abbracciatelo ed incoraggiatelo, dicendogli che ben presto imparerà a fare come quel secondo palloncino, cioè lascerà uscire la rabbia senza esplodere e senza rischiare di farsi del male.

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